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On the road in breve
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AREZZO
Il Cammino del Sacro
Testi di Adviser Italia srl
Foto: Adviser Italia srl e Simona Benzi

G.Vasari,
Predica di San Giovanni Battista
“Il Cammino del Sacro” è un percorso che si propone di valorizzare in modo permanente l’arte sacra di Arezzo e che ha proprio nel Museo Diocesano il principale punto di riferimento.
Il percorso ha un aspetto turistico e culturale di notevole rilevanza; l’itinerario copre infatti praticamente tutta la città di Arezzo, ed è percorribile con un solo biglietto ed una audioguida di 120 minuti con ricche informazioni per ogni singola tappa artistica.
Durante l’itinerario sarà possibile ammirare le opere di grandissimi artisti quali Piero della Francesca, Cimabue, Vasari e molti altri. Dopo la visita al Museo, il “Cammino” ha inizio dal vertice della città e si dirama nel centro storico con la visita ad otto chiese monumentali, fino a raggiungere la “città bassa”.
La prima tappa è quella alla Cattedrale dei Santi Pietro e Donato (il Duomo), imponente edificio gotico-romanico iniziato sul finire del Duecento e terminato agli inizi del Cinquecento. Come noto, nel Duomo sono conservati capolavori quali l’affresco Santa Maria Maddalena di Piero della Francesca e le vetrate del Marcillat.
Lasciando il Duomo si giunge alla Basilica di San Domenico, la cui costruzione fu avviata nel 1275 ed ultimata alla fine del XIV secolo. Qui è custodita la Croce dipinta da Cimabue alla fine degli anni Sessanta del Duecento.
L’itinerario prosegue alla volta della Chiesa di Santa Maria in Gradi, nelle cui vicinanze si affaccia la Casa Museo di Giorgio Vasari. La costruzione della chiesa è datata 1591-1611, mentre il primo impianto risale all’epoca medievale. Dell’edificio romanico è rimasta la cripta, chiamata anche Tomba o Cappella del Crocifisso.
(continua su TURIT n. 98, pag. 104)
I fasti della Belle Epoque
Testi di Wanda Castelnuovo
Foto: Comune di Rovigo
e Studio ESSECI

Rovigo, Torre Donà
Il Po fiume principe della nostra penisola scorre dai piedi del Monviso fino a una terra poco conosciuta, ma magica: il suo delta della cui formazione è responsabile nei millenni. Tratto saliente di questa zona è la sua mutevolezza che tuttavia è stata equilibrata dal meticoloso lavoro di bonifica e di conservazione della natura da parte degli abitanti del Polesine il cui capoluogo è la tranquilla e poco conosciuta città di Rovigo da percorrere e scoprire lentamente come la sua laguna soprattutto in primavera, quando i colori creano un paesaggio fantastico e misterioso, e in autunno quando la nebbia permea ogni angolo del suo fascino segreto. I rodigini hanno sposato la derivazione forse fantastica del nome dal greco rhòdon, rosa, ormai assunto a simbolo di un territorio estremamente pianeggiante e compreso tra l’Adige a nord e canali che la attraversano anche se in parte coperti come l’Adigetto. Frequentata dall’età del bronzo, la zona è stata dominio degli Etruschi e poi dei Romani e nel 900 si sviluppa una fortificazione dove il vescovo di Adria si mette in salvo dagli Ungari. Dominata dagli Estensi per quasi tre secoli, Rovigo diviene residenza del vescovo di Adria dal 1343 finché nel 1482 i Veneziani la conquistano durante la ‘Guerra del sale’ tenendola.. (continua su TURIT n. 98, pag. 106)
Turismo all'aria aperta... in barca!

Le acque cristalline che bagnano le coste delle Isole Ioniche
A volte, ci sono viaggi che, per goderli appiano, si possono effettuare soltanto seguendo le vie del mare. E’ allora opportuno, senza rinnegare lo spirito che anima il camperista-campeggiatore, munirsi di una piccola imbarcazione, che può anche essere presa a nolo e campeggiare nei diversi approdi. Può rivelarsi un’esperienza interessante, a patto che si abbia una certa dimestichezza con il mare.
L’itinerario che proponiamo è un classico: da Corfù a Zante, attraverso l’arcipelago delle isole Ionie. Corfù, porto di partenza, è un sito di grande interesse storico-artistico, oltre che balneare. Meritano una visita Kèrkira, il capoluogo dominato a Est e a Ovest da due imponenti fortezze. Da vedere anche l’Achilleion, la villa di Sissi l’imperatrice d’Austria. Una volta pronti a mollare gli ormeggi, si può puntare verso Sud; dopo circa un miglio c’è la chiesetta di Ponticonissi, che vuol dire isola a forma di topo. All’estremo Sud-Ovest, da non perdere è la spiaggia di Agios Georghios, 5 chilometri di litorale con un entroterra di dune sahariane, dove i ginepri garantiscono l’ombra per la siesta. La prossima meta potrebbe essere l’isola di Paxos, un piccolo gioiello per natura e architettura. Qui, oltre al porticciolo di Gaios, che è forse uno degli angoli più belli delle Ionie, vale la pena di fermarsi a Lakka e a Longos, pittoreschi villaggi. Se il tempo lo permette è piacevole passarci la notte. A questo punto, si può fare rotta verso la terraferma e arrivare a Prebeza, dove c’è una cala semideserta che può essere teatro di un ormeggio indimenticabile. Subito fuori del canale di Prebeza comincia ... (continua su TURIT n. 98, pag. 110)
A caccia di autenticità
Testi e foto di Laura Savoca

Vista dell'Agriturismo Gigliotto
sito a Piazza Armerina (EN)
La Sicilia senza alcun dubbio è una delle mete turistiche più “gettonate” ogni anno. Chi decide di programmare le proprie vacanze in Sicilia è attratto dalle città d’arte , dalle splendide spiagge, dalla fantasiosa gastronomia ,e non ultimo dalla proverbiale ospitalità del popolo siciliano. E’ noto che la maggior parte del turismo in Sicilia è concentrato sulle coste dei tremari che circondano l’isola.
Tuttavia negli ultimi tempi si sta affermando prepotentemente a livello turistico la parte interna dell’Isola,ed in particolare la regione dell’ennese/calatino .
Questa regione, prevalentemente collinare o montuosa, offre ai visitatori una valida alternativa al turismo costiero: incantevoli paesaggi che nulla hanno da invidiare a quelli dell'Italia centrale, bellezze storiche e archeologiche fra le più conosciute come la villa del Casale ed il centro storico di Piazza Armerina, le rovine della città ellenistica di Morgantina, Caltagirone con la sua celebre scalinata di Santa Maria del Monte, unica al mondo ed Enna con l’imponente castello di Lombardia ed il superbo Duomo.
Le strutture ricettive sorte in questi ultimi anni in questo angolo di Sicilia nulla hanno da invidiare a quelle di zone turisticamente più sviluppate in materia di qualità dei servizi, cortesia e professionalità del personale e, “last but not least”, convenienza dei prezzi... (continua su TURIT n. 98, pag. 112)
Nella gemma delle colline metallifere
Testi e foto di Camillo Musso

Massa Marittima, Palazzo del Podestà
Seguendo la superstrada Livorno-Grosseto, diretti verso Roma, a un certo punto in corrispondenza dell’uscita Follonica est si legge: Massa Marittima.
A sinistra in alto si intravede la cittadina, nella collina Maremmana, e la prima domanda che viene spontanea è: perché Marittima, se si trova su di un colle?
Una breve ricerca spiega l’arcano. Marittima non è sinonimo di mare, ma il termine latino “marittimus” usato dai Romani per indicare le terre paludose.
La Maremma toscana è il tipico esempio di questo fenomeno, infatti l’estendersi delle coste verso il mare, a causa dei detriti portati dai fiumi, ha creato questa zona paludosa, dove la malaria ha colpito per secoli.
“Tutti mi dicon Maremma Maremma
Ma a me mi pare una Maremma amara
L’uccello che ci va perde la penna
Io c’ho perduto una persona cara
Sia maledetta Maremma Maremma, sia maledetta Maremma e chi l’ama”
Così le strofe di una canzone popolare che mettono in risalto come fosse difficile la vita in questo territorio paludoso. Solamente nella prima metà dell’Ottocento iniziò l’opera di bonifica a cura del Gran Duca Leopoldo di Lorena, che proseguì negli anni seguenti, ma solo nel 1830 Giuseppe Mazzanti, scavando un nuovo canale, riuscì a bonificare il territorio... (continua su TURIT n. 98, pag. 114)
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