Kasherut giudaica e cucina romanesca: due culture gastronomiche si mescolano da secoli nella capitale

Kasherut giudaica e cucina romanesca: due culture gastronomiche si mescolano da secoli nella capitale

La cucina ebraica ha lontane origini persiane, subendo nel corso dei secoli contaminazioni indiane, arabe e mediterranee nei paesi dove gli ebrei si stabilivano e dove cucinavano piatti compatibili con la tradizione. I sefarditi cacciati dalla Spagna nel 1492 importarono a Roma le proprie tradizioni alimentari (ed edificarono due sinagoghe, una castigliana e una catalana!). Dopo la confisca dei beni in Libia nel 1970, coloro che si rifugiarono in Italia introdussero i piatti tripolini. Inalterato, tuttavia, è rimasto il rispetto dei precetti della tradizione stabiliti dalla Torah oltre 3000 anni fa, interpretati dall’esegesi del Talmud e codificati nello Shulchan Aruk, contenente le norme rituali e comportamentali.

La Kasherut (che significa adeguatezza) stabilisce i requisiti di idoneità secondo la religione ebraica ed elenca gli alimenti permessi e quelli vietati, fissando le modalità di preparazione.

È ammesso il pesce con squame e pinne, vietati molluschi e crostacei. Il divieto per la carne è rivolto tassativamente a quella di maiale, consentita quella di ruminanti con zoccolo fesso (spaccato) considerati animali “puri”, escluso il nervo sciatico (che ricorda l’azzoppamento di Giacobbe nella lotta con l’angelo) e alcune parti grasse.

 

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