Alla fine di Febbraio arriviamo a Bariloche, una città che sembra essere nata nelle Alpi tedesche, non solo per lo stile delle case, ma anche per i boschi e le montagne che la circondano.
Si passa in Cile e scendiamo fino a Puerto Montt, che si caratterizza per le piccole case in legno spesso coloratissime. Qui i terremoti hanno lasciato i segni. La cattedrale è stata infatti ricostruita ed il resto degli edifici moderni seguono le regole dell’anti-sismica .
Si risale lungo la Panamericana fino a Valdivia una città che subì nel 1960 un’onda di maremoto che risalì il fiume provocando con i suoi 12 metri di altezza danni enormi all’area portuale.
Oggi sul fiume c’è un caratteristico mercato del pesce molto apprezzato da una colonia di leoni marini che sono diventati stanziali, vista la abbondanza di scarti di pesce prodotti dal suddetto mercato. Sulla foce del Rio Valdivia, poco lontano dalla omonima città, vi sono i resti di antichi forti spagnoli.
Risaliamo verso l’interno lungo una valle che ci porta al passo andino con l’Argentina: Passo del Pino Achado.
Quassù a quasi 2000 metri incontriamo una grande foresta di Araucarie, particolarissime piante venute direttamente dal Mesozoico, piante che da noi sono usate come ornamento nei giardini, ma che qui raggiungono altezze superiori ai 20 metri!
Scendiamo in Argentina a Las Lajas ed il paesaggio ora diventa tipicamente vulcanico con decine di coni di lave e ceneri nere. In questa regione l’Associazione Ardito Desio ha scoperto la colata lavica più lunga del pianeta (184 km).
A Bardas Blancas visitiamo la Cueva de Las Bruijas, una cavità che credenze popolari raccontano storie di streghe. L’area carsica calcarea è molto affascinante.
Dopo esser passati da Malargue saliamo a Nord verso Mendoza e ci inoltriamo lungo la valle omonima e in un centinaio di chilometri ci troviamo ai piedi dell’Aconcagua che raggiunge i 7000 metri d’altezza. Noi ci fermiamo con i campers a 3000 metri e tra le nubi ammiriamo questo imponente rilievo vulcanico.
Appena più in basso c’è Puente de l’Inca, un ponte naturale concrezionato di giallo.
Anche la città di Mendoza subì gravissimi danni per un forte terremoto che la rase al suolo nel 1861. Della antica chiesa oggi restano le fondamenta. Tutta la zona si caratterizza per vasti vigneti che producono una serie di vini ottimi e apprezzati anche in Europa.
Saliamo di nuovo verso Nord e ci inoltriamo in mezzo ad una catena di montagne. Per le piogge di questi giorni la strada è piena di frane . Finalmente sbuchiamo nell’altro versante e procediamo verso il Parco di Talampaya (con canyon dalle pareti altissime) e poi fino alla Valle della Luna, un altro Parco che presenta scorci incredibili, ma che percorriamo solo in parte a causa delle piogge che lo hanno reso impraticabile.
Risaliamo verso Tucuman e poi con una strada a picco su un fiume impetuoso, circondati prima da foreste tropicali e poi da vasti pascoli, arriviamo ad un passo a 3000 metri per poi scendere a Quilmes dove visitiamo una importante fortezza che diede del filo da torcere prima agli Incas e poi ai conquistadores spagnoli.
La strada poi si inoltra in una valle, lunga una settantina di chilometri, con fenomeni di erosione degni di quelli più famosi statunitensi. Si arriva così a Salta, nel Nord dell’Argentina, una città che presenta ancora, nel centro, le vestigia lasciate dagli spagnoli, con una piazza circondata da portici ed una splendida cattedrale.
Ora inizieremo a scendere per portarci verso Est in direzione delle cascate dell’Iguazù.